Instagram: il punto, tra stories e influencer

Riflessioni non richiesta sul social più in voga

Nato nel 2012, Instagram si è affermato oggi come il social più in voga.

Forse, è davvero il social più potente della rete. Lo scorso settembre ha infatti raggiunto il traguardo degli 800 milioni di utenti attivi al mese. Di conseguenza, aumentando il numero degli iscritti, sono aumentati anche gli investimenti nelle sponsorizzazioni. E questo ha portato a un’evoluzione del canale, che è passato gradualmente dalle sole foto alle stories, fino alla recente IGTV.

Stories, stories e ancora stories

Da agosto 2016, data in cui sono nate le stories di Instagram, ad oggi, queste foto e video della durata di pochi secondi hanno letteralmente spopolato sul web e sono diventate lo strumento più utilizzato dagli utenti. Basti pensare che, ogni giorno, 400 milioni di account Instagram utilizzano le stories.

Le stories sono rapide, multimediali e immediate nel comunicare con destrezza informazioni ed emozioni: dai filtri, agli emoticon, alle GIF, fino alle ultime novità, tra cui i sondaggi e la possibilità di aggiungere la musica da Spotify. Le possibilità per intrattenere, informare, dialogare sono così moltiplicate, con tanto beneficio per i brand che hanno dimostrato fin da subito di stare sulla cresta dell’onda sfruttando il vento della novità.

Raccontarsi attraverso le stories di Instagram e i contenuti narrativi si sta rivelando sempre di più una modalità efficace per creare una rete personale e costruire relazioni con gli utenti. Le stories hanno infatti una forte capacità empatica di coinvolgimento per chi le segue. Sarà per la loro volatilità (anche se sappiamo che, in realtà, possono essere “messe in evidenza” e conservate) o per la loro brevità, questi contenuti condensati sono stati la vera svolta per (l’ormai “ex”) social delle foto, che sottolinea così la sua forte vocazione “instant”, dinamica, veloce e senza filtri (si fa per dire).

Social selling, Influencer (e non solo)

Instagram è il canale perfetto in cui fare social selling. Già, ma cosa significa?
Il social selling permette di reperire potenziali clienti e aziende alla ricerca di prodotti e servizi (i tuoi) di cui gli utenti possano aver bisogno, ovviamente attraverso l’utilizzo dei social network. Da un lato è quindi indispensabile esserci, dall’altro bisogna farlo bene. Perché si, un brand deve farsi conoscere, ma soprattutto RIconoscere rispetto alla concorrenza. E qui viene la parte davvero difficile, perché uno degli effetti più evidenti della rincorsa alla visibilità su instagram è la pressoché totale “standardizzazione” dei contenuti.

In questo mare magnum di foto iperrealistiche, per fare la differenza bisogna fermarsi e fare un’analisi sul quel quid che può coinvolgere il pubblico. Perché, ricordiamocelo, lo scopo non è il semplice double-tap che fa crescere i cuori, ma costruire una rete di relazioni con cui interagire virtualmente in un’ottica di vendita.

Il ruolo dell’influencer ha finora giocato un ruolo fondamentale, e forse lo farà ancora per un po’. Eppure, pare che nel 2019 verrà dato spazio anche ai micro-influencer: non solo blogger con 500K followers, quindi, ma anche “comuni mortali”, i consumatori di ogni giorno, con profili interessanti, molto impegnati a livello social, tra i 1000 e i 10.000 seguaci. Perché scegliere un micro-influencer diventerà un investimento?

Perché in fondo a loro figura non di discosta molto da quella fetta di pubblico che la curva di Moore della diffusione delle idee inserisce tra le fila degli “innovatori” e degli “adottatori precoci”: coloro che hanno un interesse sincero per un determinato settore e che vogliono essere i primi a provare nuovi prodotti o servizi, a comunicarli agli altri e a orientare la loro scelta. Ma teorie a parte: saranno i prossimi mesi a svelarci se questa intuizione si sarà avverata!